La decisione
della Cassazione di revocare la misura cautelare in carcere degli indagati per
violenza sessuale di gruppo su minore ha generato proteste ed indignazione, ed
appare ancora più stridente poiché avviene ad alcuni giorni dall'esecuzione di
provvedimenti di custodia cautelare in carcere emessi nei confronti di
attivisti del movimento “no tav” a distanza di circa sette mesi dai fatti contestati.
Indubbiamente
di fronte al perpetrarsi di reati nei confronti delle donne ci si chiede quale sia il contrasto che
effettivamente in Italia si metta
in campo a tutela delle vittime.
D'altra
parte la sezione dell'ONU che si occupa specificamente di reati di violenza sessuale (CEDAW) ha inviato in Italia a fine
gennaio una sua ambasciatrice (special rapporteur) per indagare sulle
misure messe in atto per prevenire
la violenza sessuale e per punire gli autori, nonchè per verificare le criticità
del nostro sistema legislativo e giudiziario, che è stato già giudicato
insufficiente e carente.
La sentenza
della Cassazione va letta quindi in questo contesto e dimostra ancora una volta che mancano strumenti per
garantire la protezione delle vittime della violenza sessuale, perchè se è vero
che la misura preventiva repressiva non è tutto, è pur vero che ancor oggi con
le lungaggini processuali il più tutelato rimane ancora il reo e non la
vittima.
Il processo
penale, frutto prima di un annoso studio e poi di centinaia di modifiche, ha
creato un mostro dal quale nessuno
è garantito, meno che mai le donne.
Per interrompere questa micidiale spirale, organizziamo
una manifestazione che vedrà” la casa delle donne a Napoli” impegnata in prima
linea.
Associazione
La casa delle donne a Napoli
La sentenza in oggetto: http://www.altalex.com/index.php?idnot=17059
Sentenza 20 gennaio - 1° febbraio 2012, n. 4377
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